domenica, 26 novembre 2006
Ieri, alla fine della proiezione di Maria Antoniette, uno spettatore poche file davanti a me ha commentato ad alta voce "e' un film sbagliato. Mi dispiace, ma è un film sbagliato". Per un attimo ho avuto la tentazione di rincorrerlo per chiedergli di spiegarmi meglio il concetto. Qual è la definizione di film sbagliato? E sbagliato per chi? Rispetto a quale punto di vista? Ho pensato che forse, dico forse, il problema non sta nel film di Sofia Coppola, ma dalle aspettative con cui uno spettatore entra in sala. Aspettative che derivano dalle recensioni, dai trailers.... Maria Antoniette non è un film biografico e neppure una ricostruzione fedele della storia di Francia. Non ne ha le pretese e quindi non ha neppure le qualità per esserlo. L'utilizzo di un'icona è solo un mezzo per parlare d'altro, per mostrare ancora una volta, dopo il giardino delle vergine suicide e lost in translation, le sfacciattature di un' anima soggiogata dall'autorità e dalla convenzioni sociali, costretta a un ruolo anteposto a se stessa. E chi se ne frega se la vera Maria Antonietta ha davvero detto o meno la famosa frase sui croissants! Il film parla d'altro e per questa va giudicato: per quello che vuole essere. Vedendo uscire quello spettatore dalla sala mi sono ricordato di chi, parlando di Morte di un matematico napoletano, era rimasto deluso dalla mancanza di informazioni sulla vita di quest'uomo che decide di togliersi la vita (ma non a caso nel titolo c'è la parola "morte" e non "vita"...). O di Irene Bignardi, che all'uscita di Eyes Wide Shut intitolò "più che noia che scandalo.."...ma chi l'ha detto che doveva esserci scandalo? L'avevano scritto i giornali. prima ancora di vedere il film!  E poi, quando tutto questo non è stato trovato, e la colpa è divenatata di chi il film l'ha fatto pensando a tutt'altro...Qui siamo daccapo: è stato scritto...il film sulla vita di Marie Antoniette...e chi non lo trova, rimane deluso... ma chi cerca altro avrà pane per i suoi denti....
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categoria:cinema
martedì, 19 settembre 2006

Ogni buon film ha la sua scena madre, quella che da sola riassume tutto il senso della narrazione. In "The road to Guantanamo" (INIZIO SPOILER) ha per protagonista una tarantola che cammina lentamente verso la sua vittima. Il presunto terrorista sta dormendo e il soldato, fino ad allora spietato, potrebbe tranquillamente fare di finta di niente e lasciarlo morire. Invece entra nella cella e spiaccica il velenoso insetto sotto le sue possenti suole. E quel "grazie amico" che scappa al prigioniero chiude alla perfezione il paradosso (FINE SPOILER). Per questo è "the road to Guantanamo", un film paradossale. Per la forma stilistica, con i tre sopravvissuti a guardare negli occhi la telecamera e a tenere i fili della storia. E soprattutto per i contenuti, ben conosciuti a chiunque in questi anni abbia voluto informarsi su cosa stava accadendo nel lager cubano. Serve un film così? Sì, serve. Non tanto per dimostrare una libertà di espressione e di critica nella società occidentale, come scritto da alcuni. Un film è come un libro, un prodotto sostanzialmente innocuo. Chi lo sceglie già lo condivide, chi lo osteggia continuerà a considerarlo un semplice strumento di propaganda. Serve come testimonianza, come strumento di memoria. In questo senso è azzeccata la scelta di Winterbottom (INIZIO SPOILER) di inserire inserti di reportorio con le dichiarazioni di Bush e, soprattutto di Rumsfield, sul presunto rispetto della convenzione di Ginevra sui diritti umani. Non è una semplice storia quella che si sta raccontando (FINE SPOILER). Non è fiction. E' una testimonianza diretta. Wintebottom riesce a ricordarcelo in ogni momento. E già questo non è poco.

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categoria:politica, cinema
martedì, 05 settembre 2006
Parlare del libro di un amico è sempre difficile. Alzi la mano chi leggendo non pensa: è un amico, non può parlarne male. E' allora non mi dilungo in elogi arzigogolati o a cerebrali sofismi da critico mancato...mi limito ai fatti. Uno dei vantaggi di essere amico di uno scrittore è la possibilità di leggere il work-in-progress...ho letto per la prima volta "480 caratteri spazi inclusi" di Fabrizio Bolivar un venerdì sera. Sono uscito dall'ufficio, sono passato a prendere la morosa e mentre attendevo in macchina i cinque minuti canonici di ogni donna che si rispetti ho iniziato a leggere il manoscritto speditomi da Fabrizio solo poche ore prima. Quando Janis è entrata in macchina e mi ha visto ridere in quel modo, ha azzardato come prima ipotesi dell'abuso di alcool, ma l'alito puzzava solo di cipolla, come al solito...Poi ha pensato a un incendio nella ditta in cui entrambi lavoriamo, ma da casa sua si sarebbe visto il fumo...Allora ha pensato semplicemente che fossi impazzito e ho impiegato un po' a convincerla del contrario...per riuscirci, la mossa vincente è stata metterle in mano il malloppo e intimandole di leggere ad alta voce mentre guidavo verso casa. La situazione si è ripetuta a tavola, davanti a due squisite pizze surgelate, e, ahimè, anche dopo, sotto le coperte. Sarebbe potuto essere anche un buon trampolino di lancio...si comincia con le risate e poi...ma sul più bello, ha chiamato un amico al telefono per raccontarmi delle sue disavvanture amorose. Con l'orecchio collegato alla lingua ascoltavo la cornetta, con quella collegata ai neuroni della risata Janis. Al terzo sbuffo, chiaro surrogato di una risata sguaiata, mi ha insultato, chiedendomi che cazzo ci trovassi da ridere nelle sue disgrazie. Si è scusato un attimo dopo, quando ho messo il ricevitore vicino alle labbra di Janis, alla prese con gli ultimi racconti. Ma ha dovuto ricominciare da capo. Non so quanto gli è costata la telefonata, ma alla fine era così contento che si è svitato le corna e le ha appese al soffitto, come un suovenir...Dimenticavo di dire che ogni racconto è lungo esattamente 480 caratteri, pari allo spazio di tre sms. Nella sua introduzione Gianluca Morozzi scrive che solo un pazzo poteva concepire un'idea simile...come si fa a scrivere un racconto in così poco spazio....così ad esempio:

Erano seduti in cerchio, di sera, in palestra. Io l'ho fatta fuori col gas e o poi ho tentato il suicidio con le puntine da disegno, disse Lou, 9 anni con la condizionale. Io l'ho maciullata con l'accetta, poi ho mangiato 15 Alca-Seltzer, ma sono sopravvissuto, fece Bob incapace di intendere e di volere. Io le ho sparato in bocca e mi sono tagliato le vene dell'indice, disse Dan, 8 anni per buona condotta. L'assistente sociale prendeva appunti. Sua moglie aveva le ore contate.
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categoria:libri
martedì, 22 agosto 2006

Quindici giorni in Islanda sono molto di più di una semplice vacanza, sono un'esperienza. Una catapulta spazio-temporale verso un'incontaminazione dalle nostre parti presenti ormai solo nei libri di storia. Un'isola di confine fra il significato dominante, occidentale, del termine civiltà e quello ben più realistico di una convivenza il più possibile pacifica. E' stata dura rientrare fra smog e cemento dopo aver toccato con mano che non solo un'altro mondo è possibile, ma in altre longitudini esiste già. Certo...là hanno la fortuna di essere in pochi (come se essere in tanti implicasse necessariamente la distruzione selvaggia di qualsiasi meraviglia della natura...). Certo...là l'inverno dev'essere duro...là c'è una fra le maggiori  percentuali di suicidi pro-capite (ma sarà poi vero???)....eppure là, il popolo islandese pare nutrirsi di calma e silenzio. E man mano che ci lasciavamo alle spalle giorni e luoghi, questa percezione pareva infiltrarsi in noi, fino a farci assorbire del tutto da essa. Seduti su un cratere, fra i detriti del Sandur, nel deserto dell'Askja, davanti ai riflessi azzurro-rosei degli icerberg o agli spruzzi argentei della cascata di Dettifoss..quante ci siamo sentito piccoli...come se ogni angolo di questo mondo a sè non piccolo pezzo del mosaico fosse altro che un' esortazione metafisica, un ruggito della natura per a ricordare che QUI è ancora lei il più forte. E forse è per questo che, da quelle parti, l'uomo ancora la rispetta.

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categoria:riflessioni, vacanze
venerdì, 28 luglio 2006
Ai tempi d'oro, Cuore avrebbe intitolato "Hanno la faccia come il culo"! Stamattina al TG di LA7 si parlava di indulto...per carità, ogni posizione è lecita, sul provvedimento si può più o meno d'accordo, ma sentire l'ex ministro Castelli che motiva il suo no con una frase del tipo "l'indulto è un'ingerenza, le sentenze sono compito dei magistrati e vanno applicate e rispetttate" riporta alla mente cosa abbiamo dovuto sorbirci per cinque anni sul tema giustizia e conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che in Italia chiunque abbia sufficiente faccia tosta può dire tutto e il contrario di tutto a distanza di pochissimo tempo e non sentirsi neanche per un attimo ipocrita e incoerente. Si sente sempre starnazzare da più parti che viviamo nell'era della comunicazione globale, dell'informazioni in tempo reale, quando impareremo a costruire l'era dell'hard disk, dove l'informazione non dura il tempo di starnuto, ma si sedimenta e, piano piano, torna a galla...in altre parole, quand'è che questo paese imparerà a ricordare? Non lo amo come politico, ma l'unico a aver fatto una figura coerente e dignitosa è stato DiPietro....
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categoria:politica, riflessioni, sfoghi, attualitĂ 
lunedì, 24 luglio 2006
In una ipotetica classifica delle dieci cose da evitare, ma purtroppo inevitabili un posto alla Telecom è sempre d'obbligo....Il giorno 30 giugno, quindi ormai 25 giorni fa ho fatto il trasloco della linea adsl dal vecchio indirizzo al nuovo. Sulle prima funzionava meno di niente...il tecnico se ne è andato consigliandomi di rivolgermi al 187 per capire il problema, visto che dai suoi test la linea era attiva e non avrebbero dovuto esserci problemi. Magicamente, senza nessuna chiamata e nessun intervento, dopo qualche ora, facendo il tentativo della disperazione, riesco a collegarmi. Ma a 800 k/second anzichè i 4 mega abbondanti per cui pago. Prova a chiamare il 187 per spiegazioni e mi viene risposto che la pratica del trasloco risulta ancora aperta e di riprovare dopo qualche giorno fiduciosi che il problema sarebbe sparito da solo (un po' come la crisi economica secondo Tremonti...non fai un cacchio e se ne va da sola....). Passa qualche giorno, una settimana e niente....provo a richiamare ancora e nuovamente ricevo la stessa risposta. Nel frattempo, però, la fattura per l'intervento tecnico arriva puntualmente al nuovo indirizzo: 60 oneste euro, senza che ci sia ancora una benemerita mazza che funzioni come si deve. Richiamo ancora il 187 e stavolta mi dicono che "la segnalazione verrà passata all'assistenza tecnica" (con chi abbia parlato io fino ad ora non è chiaro, visto che la simpatica voce del grillo parlante nel messaggio registrato dice chiaramente "per problemi sulla linea adsl digiti due"....), e nel giro di un paio di giorni sarò richiamato. Di giorni ne passano più di due e richiamo nuovamente, e nuovamente ricevo la medesima risposta. Finchè sabato, all'ennesimo tentativo, il tester della linea segnala finalmente i tanto sospirati 4 mega. Faccio per collegarmi, ma il nuovo errore dice che il mio utente/pwd non è registrato nel dominio. Richiamo ancora la telecom, la quale mi dice nuovamente che la mia procedura di trasloco risulta aperta e mi promette ancora di richiamarmi nel giro di un paio di giorni. Stavolta questo avviene, ma in realtà nel giro di pochi minuti (probabilmente funziona così: ogni lasciata è persa...). Mi consigliano di provare a connettermi con aliceadsl aliceadsl, ma ancora non funzionano...allora che fanno? Aprono una nuova segnalazione (credo la quarta se non ho perso il conto...) e mi promettono che....mi richiameranno nel giro di qualche giorno....Capita l'antifona, il giorno dopo riprovo: col mio utente, niente da fare. Ma con aliceadsl sembra funzionare tutto. Telefono nuovamente al 187 per capire perchè il problema è stato risolto solo a metà, ma la risposta è nuovamente....la faccio chiamare. Non ricevendo ancora chiamate, stasera riprovo. Stavolta la risposta è...il numero dell'assistenza tecnica alice....assistenza che, al contario del 187, è a pagamento (50 centesiji al minuto, ma col privilegio che dopo la prima mezz'ora al telefono...il resto è gratis...). Dopo qualche minuto di attesa finalmente risponde la voce di una ragazza che sembra saperne più o meno quanto io di storia della Mongolia...cioè più o meno nulla. Mi tiene in attesa per quache minuto (che io pago...pago per farmi risolvere un problema che loro stessi mi hanno creato....) per dirmi che in questo momento non può fare nulla perchè ha le "procedure bloccate" (qualsiasi cosa ciò voglia dire...) e mi invita a richiamare più tardi (sempre a 50 centesimi al minuto, in pratica). In sintesi: in 25 giorni, non ho ancora l'adsl del tutto funzionante. Per la soluzione di un problema che, dal mio punto di vista e da quello del buon senso comune, mi è dovuto devo pagare. E alla fine sono stato così coglione da dire grazie...perchè in fondo quella povera ragazza dall'altro lato del telefono, senz'altro precaria e sottopagata, alla fine credo che non centri proprio nulla... 
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categoria:riflessioni, sfoghi
lunedì, 17 luglio 2006
Gesto minuscolo, eppure così nobile per chi è abituato a vedere le cose dal basso...la ragazza appoggia i gomiti sul bordo del palco e spinge. Si arrampica a fatica, con un libro in una mano e nell'altra una rosa. L'uomo della security le fa segno di indietraggiare, mentre la folla acclama il dinosauro nero con sei corde al posto delle zampe. Imponente come un bisonte, ma sereno e felice come un bambino, svuota le tasche lanciando plettri come fossero coriandoli. Lei, approfiitta della situazione e ritenta l'assalto, inutilmente. Finchè lui, il dinosauro a sei corde, la nota. Basta un cenno e quello che fino ad allora era stato il guardiano diventa l'intermediario. Prende la rosa, la lettera appesa al gambo e il libro. Lo passa al dinosauro che mette il suo personale timbro sulla prima pagina e lo restituisce. Io lo so come comincia quel libro. Parla delle difficoltà di esprimersi con le parole. Meglio la musica. Dice una cosa del tipo: venite a trovarmi in camerino, io sarò il più possibile gentile con voi. Il dinosauro se ne va così, senza nemmeno un bis, senza cercare nuovi applausi. Ha dichiarato che questo sarà il suo ultimo tour. E' bello essere giovani, ma io sono contento di quel che sono...l'ultimo tour italiano di B.B.King è iniziato con queste parole, si conclude con un gesto bello perchè umile, importante perchè ne descrive bene la natura del personaggio. Ha ottant'anni abbondanti, B.B. King, ma ieri, vedendo le sue smorfie sorridenti davanti al microfono, ammirando le sue dita scivolare sulle corde come marionette non se n'è accorto nessuno....
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categoria:musica, eventi
martedì, 11 luglio 2006

Ieri sera ho ceduto anch'io e ho visto un po' di "calcio parlato". Come sempre, il carro dei vincitori è più affollato della metro di Milano all'ora di punta. Ma quello che mi ha maggiormente ferito e fatto sorridere è stato il diffuso rancore condito dai più banali luoghi comuni nei confronti dei tedeschi. Premesso: assimilare una nazione a una vita parassitaria non è certo nè elegante nè, forse, accettabile. Ma questa indignazione collettiva ha assunto spesso la forma della pagliuzza altrui davanti alla propria trave. Italiani? Brava gente! Il solito rirtornello...ma sedici anni fa un intero stadio fischiò l'inno nazionale argentino prima della finale. Non fu l'infausta penna di un giornalista da quotidiano a coprirsi di vergogna, ma decine di migliaia di persone che mancarono di rispetto verso un'intera nazione, macchiatasi dell'unica infame colpa di aver battuto l'Italia, più con fortuna con con merito, in semifinale (oltre al fatto di avere in squadra Maradona...). Quello fu uno dei tanti gioni in cui mi vergognai di essere italiano (per l'elenco servirebbe un super-post a parte). E' davvero triste che nessuno, su qualche televisione o su qualche giornale, abbia avuto il coraggio e l'onesta intellettuale di ricoradare questo episodio. non per scusare gli eccessi tedeschi, ma per ammettere che, in fondo, il campionato mondiale di calcio fa sempre perdere la testa un po' a tutti....   

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categoria:riflessioni, sport, attualitĂ 
mercoledì, 05 luglio 2006

Piedi nel fango occupano l'intero schermo. Gocce di luce. Una chitarra elettrica suonata come un violoncello. Ombre deformate intrappolate in un sipario morbido come la sete. Una spirale di caldi suoni glaciali in un'atmosfera eterea. Attimi di brividi, di palpebre che si chiudono senza riflettere, per scacciare la più piccola larva di pensiero che potrebbe inquinare qualche brandello di questi cento minuti di volontario autismo. Siamo in pochi. 1000, forse. O forse di più. Ma un solo granello di sabbia nella spiaggia gremita davanti ai televisori. "Grazie per essere venuti", si congedano così, poco dopo le undici. "Grazie per aver rinunciato alla partita di calcio per noi. Il risultato è ancora zero a zero". Pochi minuti dopo, davanti al maxi.-schermo in una piazza poco familiare, i due gol che tutti gli altri hanno atteso per oltre due ore. Eravamo davanti a una scelta e alla fine abbiamo vissuto tutto. Un giusto premio per quelli che  alle emozioni carnali del calcio hanno preferito la trascendente magia della musica. Per quelli come me, che pur amando il calcio, ieri, a Totti e Cannavaro, hanno preferito i brividi dei Sigur Ros.

 

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categoria:musica, sport, eventi, attualitĂ 
martedì, 04 luglio 2006

Finalmente a casa mia è tornata l'adsl...

Ieri ho scoperto che può capitare di passare una domenica pomeriggio sdraiati su un prato, circondati dai monti, ascoltando dell'ottima musica pagando come unico prezzo una leggera scottatura sul collo. E' successo a Lavazè, sulle Dolomiti. Ivano Fossati, il suo pianoforte e, di tanto in tanto, sax e percussioni ad accompagnare quella voce a volte imperfetta, quasi stonata, eppure sempre in grado di zittire anche il più leggero dei brusii attorno a sè. Questo luogo sarebbe più adatto al silenzio, lo dice lui stesso prima di iniziare a cantare. Chi è abituato a frequentare concerti con transenne e servizio d'ordine si sente catapultato in un mondo parallelo, con una sottile corda di nylon come unico ostacolo fra pubblico e artista e la possibilità di muoversi a proprio piacimento intorno all'intero perimetro di quella che si potrebbe definire la zona palco. Un'atmosfera unica per un concerto speciale anche nei suoni, molto lontani da quel rock d'autore che Fossati sta portando in tour già da qualche mese. Un'occasione per riascoltare vecchi brani che parevano finiti nel dimenticatoio e altri riverniciati con colori nuovi, più tenui, più intimi. La manifestazione prosegue per tutta estate, in altri luoghi con altri artisti. Il programma completo è qui.  

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categoria:musica, vacanze